Il progetto

Descrizione dello scenario e della problematica che si intende affrontare

Il POI è incentrato su un programma di sperimentazione attraverso il quale si vuole caratterizzare e valorizzare il latte proveniente da allevamenti ovi‐caprini e bovini per i quali si adotterà un regime alimentare basato sull’integrazione con foraggere ottimizzate con l’inoculo di Rhizobium ed officinali, dalle quali si otterranno anche estratti destinati alla integrazione alimentare in modo da ottenere prodotti nutraceutici veterinari. Grazie al razionale impiego di questi prodotti integrativi del normale foraggio sarà possibile ottenere latte e derivati con qualità organolettiche e salutistiche ottimali, oltre a contribuire al benessere degli animali da latte.

Il territorio del GAL è in parte legato, per motivi pedoclimatici e storici, ad una imprenditoria agricola dedita alle produzioni zootecniche. Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito ad una significativa riduzione del numero di aziende agricole ed in particolare di quelle zootecniche, in quanto non è stata avviata la valorizzazione delle produzioni locali, né sono stati avviati interventi di innovazione e sperimentazione. Le aziende con allevamenti in Campania, sono 14.705, il 10,7% del totale delle aziende agricole. La zootecnia campana incide per il 6,8% sul comparto zootecnico italiano e per 16,8% su quello del Mezzogiorno. Le aziende con allevamenti sono diminuite di oltre 62 punti percentuali, ma la flessione in termini di capi allevati è meno evidente e, addirittura si registrano incrementi in settori trainanti per l’agroalimentare regionale, quale quello bufalino.

Le aziende bovine sono 9.333 e rappresentano il 63,5% delle aziende zootecniche campane ed il 7,5% di quelle italiane. In Campania si allevano 182.630 capi bovini, pari al 3,3% di quelli censiti in Italia. Dal confronto con i dati nazionali è evidente la differenza in termini di dimensioni medie della stalla (pari a 19,6 capi/azienda). Dal 2000 al 2010 la Campania assiste ad una contrazione, sia del numero di capi (‐14%) sia del numero di aziende (‐39,2%).

Le aziende di ovini e caprini sono, rispettivamente, 3.161 e 1.451. Rispetto al precedente censimento si osserva, per gli allevamenti di ovini, una contrazione del 19,7% dei capi e del 60,4% delle aziende. Tendenza analoga quella delle aziende caprine, che vedono una diminuzione del 23% del numero di capi e del 64% delle aziende.

Dunque, anche nel comparto zootecnico si è assistito ad un processo di ristrutturazione che ha portato ad una riduzione del numero di aziende più che proporzionale rispetto a quella dei capi (in tal senso, anche nel comparto bufalino l’incremento del numero di stalle si accompagna ad un incremento del numero di capi più che proporzionale). Appare chiaro che la problematica già riscontrata nell’analisi di contesto del PSR Campania 2014/2020 è quella della significativa e progressiva riduzione delle attività zootecniche verificabile anche dai dati ISMEA, Camera di Commercio, ISTAT, Ministero dell’agricoltura e che trovano la causa nella scarsa caratterizzazione delle produzioni locali; con l’attuazione del POI sarà possibile contribuire in maniera determinante alla definizione delle pecularietà dei prodotti zootecnici quale diretta conseguenza di una alimentazione specifica dotata di proprietà eccellenti dovute al risultato delle sinergie fra ambiente e innovazione tecnologica applicata alle tecniche di coltivazione il tutto tradotto in un concetto di territorialità assoluta ed indiscutibile; condizione quest’ultima che denota la precursione alla inattaccabile identità di prodotto.

La ricaduta dei risultati della ricerca sull’economia delle aziende zootecniche locali è da considerarsi forte e significativa: tutte le imprese zootecniche potranno vedersi riconosciuta la valorizzazione qualitativa della produzione primaria come diretta conseguenza di protocolli alimentari razionali ed innovativi.

Aziende bovine

Le aziende bovine sono 9.333 e rappresentano il 63,5% delle aziende zootecniche campane ed il 7,5% di quelle italiane. In Campania si allevano 182.630 capi bovini, pari al 3,3% di quelli censiti in Italia. Dal confronto con i dati nazionali è evidente la differenza in termini di dimensioni medie della stalla (pari a 19,6 capi/azienda). Dal 2000 al 2010 la Campania assiste ad una contrazione, sia del numero di capi (‐14%) sia del numero di aziende (‐39,2%)

Aziende di ovini e caprini

Le aziende di ovini e caprini sono, rispettivamente, 3.161 e 1.451. Rispetto al precedente censimento si osserva, per gli allevamenti di ovini, una contrazione del 19,7% dei capi e del 60,4% delle aziende. Tendenza analoga quella delle aziende caprine, che vedono una diminuzione del 23% del numero di capi e del 64% delle aziende.

Analisi dello stato dell'arte della ricerca nella tematica considerata ed esposizione dei fabbisogni che ne derivano

Il Dipartimento di Farmacia UNISA aveva in precedenza studiato il latte di capre alimentate con borragine e biancospino, rivelando la presenza di flavonoidi e terpenoidi provenienti dalla dieta (De Feo et al., Ital. J. Food Sci. 1, 85, 2006). La presenza di composti fenolici nel latte e nei suoi derivati può essere importante non solo per gli aspetti sensoriali ma anche per conferire ad essi qualità salutistiche. Lo stesso discorso è possibile applicare alle frazioni volatili ed agli oli essenziali. Numerosi studi hanno acclarato le importanti funzioni dei metaboliti secondari vegetali, molte delle quali vengono conservate, anzi “esaltate” dal transito nell’apparato gastro‐intestinale, durante il quale danno origine ad altre molecole con funzioni prebiotiche, antimicrobiche (verso microrganismi patogeni o indesiderati), antiinfiammatorie, antiproliferative, in grado quindi di apportare vantaggi salutistici sia all’organismo ospite (animali, uomo) sia ai prodotti di derivazione animale (carne, latte e derivati). Le piante aromatico‐officinali rappresentano un’importante porzione della farmacopea tradizionale. Da esse si estraggono gli oli essenziali, molto ricchi in terpeni, e noti per le loro proprietà battericide, fungicide e medicinali in generale. Studi epidemiologici hanno attribuito effetti positivi alla presenza di composti dotati di attività antiossidante in cibi e bevande.

L’integrazione di officinali, sotto forma di foraggio e/o estratti ed oli essenziali, è oggi guardata con grande attenzione, sia dalla comunità scientifica che dai consumatori. Gli effetti positivi sono riconducibili in primo luogo al benessere degli animali da latte ed al minore utilizzo di farmaci per il mantenimento del loro stato di salute. Il progetto INNOLAT si pone quindi con un approccio innovativo in zootecnia. Inoltre, il foraggio arricchito con specie aromatico officinali e con erba medica micorrizzata, darà luogo alla produzione di prodotti lattiero‐caseari dalle peculiari qualità sensoriali e soprattutto arricchito di molecole funzionali bioattive. Il mercato richiede al momento, per determinati gruppi di consumatori come i bambini, gli sportivi, donne in gravidanza, ecc., latte e derivati dalle elevate qualità funzionali, come ad esempio il “latte arricchito”.

Il comparto lattiero‐caseario campano ed in particolare quello ricadente nel territorio del GAL Irpinia‐ Sannio, dominato dai formaggi a latte vaccino di produzione industriale e da una produzione aziendale di ovicaprino, alla ricerca di prodotti lattiero‐caseari competitivi, potrebbe cogliere questi elementi di innovazione, di prodotto e di profilo nutraceutico. Il progetto INNOLAT, inoltre contribuisce alla valorizzazione delle tipicità del territorio, in un’ottica di filiera corta.

Analisi SWAT

Punti di forza

  • Buona diffusione delle tecniche di allevamento razionale;
  • Discreta diffusione di caseifici artigianali, con produzione tipica di elevata qualità;
  • Ampia presenza di produzioni casearie di elevata qualità e caratterizzati da elementi di
    specificità territoriali;
  • Buona presenza di alcune produzioni di qualità sui mercati nazionali ed internazionali;
  • Valorizzazione delle produzioni nell’ambito dei circuiti di turismo rurale;
  • Disponibilità di materia prima e di manodopera specializzata;
  • Miglioramenti nelle tecniche di conservazione e trasporto dei prodotti;
  • Elementi di collegamento tra le fasi della filiera

Criticità

  • Diffusione di problemi di natura sanitaria ed ambientale
  • Stagionalità della disponibilità della materia prima e dunque della lavorazione non in linea
    con le esigenze di mercato; stagionalità della domanda;
  • Scarsa standardizzazione del prodotto (standard incostanti nel tempo tra le diverse unità
    produttive)

Analisi SWAT